icona  La Giornata delle Marche 2006 festeggia il lavoro

La Giornata delle Marche celebra il Lavoro.

Riportiamo l'intervento dell’assessore regionale alle Politiche del Lavoro e Formazione, prof. Ugo Ascoli, sulla Giornata delle Marche, che quest'anno ha come titolo "Le Marche e l'Europa, l'emigrazione e il lavoro".

Il tema del Lavoro è stato scelto quest’anno per celebrare la Giornata delle Marche.
L’intenzione non è solo riportare alla memoria i nostri emigranti che cinquant’anni fa sono rimasti vittima della tragedia della miniera di Marcinelle. Proprio in Belgio infatti, come in Germania, Svizzera e in altri Paesi, il fenomeno dell’emigrazione fu massiccio.

Quando le Marche non erano ancora sviluppate industrialmente e vigeva un’economia agricola e mezzadrile, spesso i giovani dovevano andare a cercar lavoro lontano, anche per sostenere la famiglia povera. Gli emigranti sceglievano regioni come Toscana, Lombardia e Piemonte, oppure sentivano parlare di opportunità e ricchezze in America Latina o nel Nord Europa. Così si faceva la valigia, armati solo della propria volontà e di spirito di sacrificio.

assasc.jpgMa la Giornata delle Marche, pur partendo dalle celebrazioni in Belgio, non guarda solo al passato. I tempi sono cambiati in fretta per una regione che ha avuto un forte slancio, sia nell’artigianato che nell’industria. Oggi le Marche sono “un luogo che produce” e che attira forza lavoro. Le Marche sono diventate regione di immigrazione capovolgendo la tendenza di 50 anni fa. Il processo di industrializzazione ha creato un Modello produttivo che in pochi anni ha elevato la tradizionale laboriosità dell’indole marchigiana a ricchezza.

Ricchezza di idee e di progetti, capacità di metterli in pratica, capacità di espandere la propria attività. Spesso geniale e unica. Così siamo passati ad essere considerati una regione dove il Lavoro è l’eccellenza e dove si riesce a vivere bene. Questa è anche la regione dove gli immigrati si integrano meglio. Oggi i marchigiani possono scegliere il lavoro, come in tutte le società più ricche. Il problema diventa infatti trovare la strada giusta per le proprie ambizioni.

Si guarda cioè più alla qualità dell’occupazione piuttosto che, come una volta, a garantire la quantità del lavoro. Questo fa sì che la domanda dei nostri giovani, diplomati o laureati, non verte più verso la manovalanza, lasciata agli immigrati, bensì verso occupazioni di alto livello intellettuale.

Alcuni trovano opportunità migliori fuori regione. E’ il problema della fuga dei cervelli, che nelle Marche è molto ridotta grazie alle nostre Università che hanno curato l’opportuna integrazione fra atenei e imprese. Restano, in una situazione di disoccupazione, comunque bassa, (l’occupazione marchigiana ha un tasso percentuale molto superiore alla media italiana), l’operaio generico e le donne ad elevata scolarizzazione.

Intanto però, il mercato del lavoro sta mutando ancora, grazie all’evoluzione del manifatturiero.
E’ in atto un forte processo di internazionalizzazione delle imprese che sta selezionando alla base le aziende: chi è “piccolo” e non riesce ad investire né a mettersi in rete, non avendo un’impresa ben capitalizzata, non regge la concorrenza internazionale e l’apertura delle frontiere.

Le piccole e medie imprese del “Modello” marchigiano si stanno organizzando per aggredire nuovi e più lontani mercati di interesse. Stanno andando forte distretti specializzati come Meccanica, Nautica, l’Elettrodomestico. Avanzano innovazione, diversificazione di prodotto e dinamismo aziendale. Al contempo si è potenziato il Terziario, i Servizi in genere, il Turismo, l’ICT, l’Informatica.

I nostri più grandi promotori e alleati a livello internazionale sono le associazioni di emigranti all’estero. Mentre la Regione, come ente, cerca di promuovere e stimolare di continuo tali processi innovativi per far crescere il sistema e inserire il “made in Marche” nel successo del Made in Italy.
Così promuoviamo programmi e politiche industriali, di sviluppo, della formazione e attive del lavoro. L’obiettivo è valorizzare le capacità attrattive che le Marche hanno sempre avuto, al passo coi tempi.

Fonte: Ufficio Stampa Regione Marche