icona  Il 9 dicembre alle 16 a Palazzo Gradari inaugurazione della Mostra della Scuola del Libro

Dal 9 dicembre a Palazzo Gradari in mostra le incisioni realizzate dalla Scuola del Libro di Urbino

Fierezza, lealtà, fertilità e dolcezza. Caratteri simbolici delle Marche e del loro paesaggio, rappresentati nella figura di una donna-guerriero, con tanto di scudo e lancia, a fianco un cane e in mano un mazzo di spighe; l'elmo è sormontato dal picchio sul cimiero.

E' anche il soggetto di alcune incisioni originali, appositamente realizzate dagli allievi della Scuola del Libro di Urbino, per rappresentare l'iconografia storica della nostra regione. Un lavoro, guidato dagli insegnanti Alfredo Bartolomei e Andrea Passanisi, per celebrare la Giornata delle Marche che sarà al centro della mostra-laboratorio dal 9 dicembre a Palazzo Gradari di Pesaro, dove gli allievi realizzeranno la stampa originale di alcune incisioni che celebrano la Giornata.

L'immagine allegorica delle Marche è tratta dal testo di riferimento conservato nella biblioteca della Scuola del Libro: 'Iconologia ' di Cesare Ripa Perugino, cavalier di SS Mauritio et Lazaro, datato 1645. L'emblema è stato interpretato dagli allievi attraverso la tecnica dell'incisione, secondo una lettura iconologia legata alla storia antica, ossia all'epoca romana , come è stata tramandata fino a noi.

Il testo del Cavalier Ripa, nel linguaggio originale sarà stampato e allegato all'incisione originale che sarà distribuita in omaggio ai partecipanti. Lo stesso testo è stato 'tradotto' in linguaggio attuale e sarà letto e illustrato dagli allievi.

Eccolo: Il simbolo delle Marche nell'iconografia storica 'L'immagine è costituita da una figura femminile dall'aspetto guerriero, che si appoggia con la mano destra ad uno scudo e sorregge col corpo una lancia; nella mano sinistra reca un mazzo di spighe di grano; sul capo ha il cimiero, su cui è un picchio; un cane le sta al fianco. La lettura iconologia di questa immagine, legata alla storia antica, ossia all'epoca romana, tramandata poi fino al secolo XIX, è abbastanza semplice.

La bellezza della figura è da ricondurre all'amenità del paesaggio marchigiano, dolce e suggestivo, attraversato da fiumi e ben definito nella configurazione orografica da vallate parallele digradanti verso il mare Adriatico. L'aspetto guerriero ricorda da una parte la fierezza di questo popolo e dall'altra la lealtà dei coraggiosi soldati che da questa terra confluivano nell'esercito romano.

Il picchio posto sull'elmo della figura costituisce la radice dell'aggettivo topografico della regione: da picus (picchio) deriva Picenus; e il picchio era uccello sacro a Marte, dio della guerra, e venne adottato a simbolo delle Marche quando era stato condotto come emblema dalle legioni sabine che conquistarono la regione per farla provincia romana. Ager Picenus, quindi, è il nome completo, dove ager sta per campo fertile, per l'abbondanza del grano che si produce nelle Marche, simboleggiato dalle spighe riprodotte nell'immagine.

Infine il cane, da sempre emblema della fedeltà: il riferimento particolare è alla lealtà dei soldati marchigiani che seppero sempre mantenersi fedeli e valorosi alleati.'

 

Fonte: Ufficio Stampa Regione Marche