icona  Inaugura il 9 dicembre a Palazzo Gradari di Pesaro la mostra fotografica

I volti fieri delle giovani sigaraie al lavoro, il dettaglio delle mani sporche e rovinate di colla, le tavolette per stendere e arrotolare le foglie di tabacco, la mensa, i sorrisi e i bambini con le cuffiette bianche in testa: sono le foto della mostra fotografica 'Chiaravalle, le sigaraie e la Manifattura ' il tabacco e la manifattura all'origine dello sviluppo socio-culturale della donna nella Vallesina del primo Novecento' ' che si inaugura sabato 9 dicembre, alle 16, a Pesaro presso Palazzo Gradari all'interno del programma della Giornata delle Marche.

1143_Sigaraie.jpgE' un'esposizione che documenta la memoria di un mestiere perduto che è stato la forza di una città e dell'intera regione. Dai primi del Novecento agli anni '70, gli scatti in mostra danno la dimensione di un'epoca passata che ha poi lasciato tracce indelebili sulla storia della Vallesina.

La Manifattura è stata una struttura industriale che ha connotato Chiaravalle, ha segnato la trasformazione economica da agricola a industrializzata, ha visto il sorgere del movimento operaio e il ruolo sociale delle sigaraie, esempio di forza femminile e di madri lavoratrici che hanno voluto i figli accanto, precursori di modelli aziendali illuminati.

E' stata un'attività che ha inciso nei comportamenti, negli stili di vita, nell'organizzazione sociale e nell'emancipazione femminile. Basta ricordare un nome, Maria Montessori, originaria di Chiaravalle. La mostra narra per immagini il significato profondo del lavoro per un intero territorio. La Manifattura di tabacchi, nata nel 1759 con i monaci di clausura Cistercensi che misero in funzione un mulino per triturare il tabacco, diede un grande impulso allo sviluppo di Chiaravalle e a tutta la zona circostante.

A Chiaravalle si fabbricava il famoso tabacco 'Sun di Spagna', ma anche il 'toscano' e la 'scaglietta rossa' per pipa. Nel 1873 iniziò la fabbricazione delle prime sigarette, nel 1922 venne avviata la produzione di Macedonia e dei sigaretti Roma. Deposito dei tabacchi della Manifattura, prima di divenire il prezioso contenitore di cultura di oggi, fu la mole Vanvitelliana di Ancona, il vecchio Lazzaretto settecentesco a forma pentagonale che per i suoi ampi spazi e per l'umidità che lo caratterizza era il luogo più adatto per la conservazione.

La storia racconta che la manifattura stesse molto a cuore allo stato pontificio tanto che il papa Gregorio XVI, nel 1841, dopo un viaggio a Loreto volle far visita a Chiaravalle. Durante la II guerra, nel giugno 1944, i tedeschi distrussero col tritolo la manifattura. Il monopolio trasferì a Pesaro le varie produzioni dello stabilimento. A quel punto le maestranze, per mantenere il lavoro, si prodigarono per procurarsi il materiale per gli impianti e rimisero in piedi quella che comunemente veniva definita la 'fabbrica'.

L'attività riprese floridamente e tra il `46 e `47 si registrò uno dei momenti più ricchi con 2800 dipendenti tra cui sigaraie provenienti da altre manifatture come Fiume e Zara. Dal 2004 lo stabilimento fa parte del gruppo Bat (British American Tabacco Italia), è unito al centro urbano anche grazie a quel viale di 400 platani nato a fine Ottocento col contributo delle sigaraie, una passeggiata che è tuttora uno dei luoghi più vivi della città.

sigaraie.gifIl percorso fotografico, ora a Pesaro dopo l'esposizione a Chiaravalle, permette di ricordare e rivivere una pagina della nostra storia e trasmette alle nuove generazioni il messaggio di come, attraverso il lavoro e il sacrificio, Chiaravalle sia emersa dalla miseria e abbia costruito ricchezza.

Ricordi, sensazioni e storia: una sigaraia di Chiaravalle racconta 'Era un posto ambito, forse anche un po' invidiato dai tanti che sognavano uno stipendio fisso in tempi di miseria e difficoltà', cosi` racconta Riccarda Petrucci, 81 anni, che è stata sigaraia a Fiume prima e poi a Chiaravalle, sua città natale. Ricorda la fatica, i sacrifici, il bruciore alle mani causato dalla colla necessaria per creare il sigaro. E soprattutto l'odore forte e penetrante del tabacco che fermentava e che 'ti resta addosso anche la notte'.

E trapela la fierezza di essere stata sigaraia a Chiaravalle in tanti piccoli riferimenti: un lavoro di artigianato 'adatto alle donne' che sono pazienti e precise, un mestiere che richiede attenzione nello stendere ad arte la foglia di tabacco, arrotolarla e tagliarla sul misurino. Poi passava 'la maestra' che ritirava il lavoro, 6, 700 sigari al giorno ciascuna.

Le giornate erano scandite dalla sirena che annunciava entrata, uscita e mezz'ora di pausa pranzo col tegamino portato da casa, tutti i giorni, per otto ore. Momenti belli trascorsi in compagnia di altre giovani lavoratrici, nascevano complicità e amicizie, si parlava della guerra, dei sogni e delle aspettative di vita dopo la fine del conflitto mondiale. 'Una fortuna essere state assunte con quel concorso che valutava l'idoneità al lavoro e la visita medica ferrea per verificare la vista ma che veniva effettuata mezze nude davanti al medico'.

gdm4.jpgErano gli anni in cui le donne stavano a casa, lavoravano e facevano sacrifici per la campagna comunque all'interno del nucleo familiare, 'chi usciva per andare alla manifattura si emancipava, prendeva un buono stipendio, veniva invidiata e considerata, a volte con rabbia, una poco di buono'.

Ma tenacemente, le sigaraie, hanno voluto lavorare nella loro Manifattura, svolgendo un'attività che richiedeva precisione, un artigianato che gratificava nel costruire sigari e sigarini, i cosiddetti 'romanini', fino a quando sono arrivate le sigarette e tutto è cambiato con l'utilizzo delle macchine.

Stare nella 'fabbrica' dettava un certo modo di essere, si costruiva una vita sociale emancipata, si accudivano comunque, e forse meglio, i figli perche` nella manifattura c'era l'incunabulo, vero precursore degli asili nido: 'dopo quaranta giorni dal parto si tornava al lavoro col fagottino e l'ambiente dove veniva accudito il bambino era una meraviglia: una tutrice per ogni cinque piccoli, fasciatoi e camere perfette, cuoche per prelibate pappine.

Noi madri scendevamo per allattarli due volte al giorno e così potevamo coccolarli un pò. Per le madri di oggi è ben diverso''. E poi il viale dei platani che ancora verdeggia a Chiaravalle, vero orgoglio per le sigaraie che lo hanno voluto comprando quelle piante con una parte del loro stipendio. Un pò per ciascuno, si sono regalate e hanno donato alla città uno scenario migliore: così per andare al lavoro in bicicletta o con la carrozzina del piccolo, la strada era bella e ombreggiata.

 

Fonte: Ufficio Stampa Regione Marche